Relax - Narrativa Umorismo di Mario Pisciotta
Qui sotto puoi leggere due brani estratti dal libro
In Edicola
Basato su fatti realmente avvenuti…….
Ieri sono andato in edicola per comprare un quotidiano che mi
andava di tenermi un po’ informato
Arrivo all’edicola e mentre penso cosa
comprare guardo un po’ l’umanita’ che gira intorno
all’edicola…..
……ecco che arriva il compratore di giornaletti e videocassette
pornografiche, abbigliamento tipico: impermeabile col bavero
alzato anche in pieno agosto,occhiali scurissimi tondi color
verde-fondo di bottiglia, acquista i giornaletti e poi un
quotidiano a caso, ma di grande superficie…cartacea per
nascondere cio’ che ha comprato. Ovviamente l’edicolante di
egli conosce nome, cognome e residenza ma per tutta la vita
fara’ finta di non conoscerlo.
Questo tizio alla fin fine non fa impazzire l’edicolante,
anche perche’ non chiede nulla:tutto si svolge in assoluto
silenzio.
……..arriva ora una signora di mezza eta’ che chiede. “avete il
n. 421 della rivista Cucina Indocinese innestata con quella
Afrocubana tra le tribu’ brasiliane?”
L’edicolante ha la fortissima tentazione di dire “NOOOOOOOOO”
pero’ sa che ogni rivista venduta e’ guadagno.
Lascia un collaboratore a vendere i giornali e va nei meandri
piu’ remoti dell’edicola dove vi e’ una catasta con su scritto
“Invendibili”.
Dopo mezz’ora ricompare e dice alla signora”Ma signora, io ho
il numero 750 che gia’ e ‘ di un mese fa, di quando era il
421?”
Signora”Mah, circa di due anni fa, ma c’era una ricetta che mi
ha detto una mia amica che mi interessava. Comunque grazie lo
stesso”
E se ne va.
Capite? Se ne va
A questo punto l’edicolante bestemmia per almeno un quarto
d’ora in antico madagascarese e poi si va a prendere un gin
tonic.
………nel frattempo il collaboratore ha venduto un sacco di
giornali tipo “La Repubblica” o “Il Corriere della Sera” a
impiegati e funzionari di banche e pubblici uffici che non
leggeranno MAI tali giornali, pero’ in ufficio si danno un
tono.
………. ed ecco che arriva un anziano signore ma al momento di
pagare una rivista, tragedia e disperazione, la rivista e’
aumentata di ben 10 centesimi dall’ultima volta (circa 3 anni
prima) che lui l’aveva comprata.
Inizia sia pure contro la volonta’ dell’edicolante, una
discussione fiume (ma che dico fiume? mare) sull’aumento dei
prezzi, sul governo, sugli editori, sul fatto che sono tutti
ladri, sulla seconda guerra mondiale, sugli ultimi 54 governi
italiani, sul muro di berlino, sul muro di canicatti’, sulla
pasta con le sarde, sulle sirene delle ambulanze, sul
superenalotto.
Avrete gia’ capito che l’anziano signore e’ pensionato e non
sa come passare la giornata.
L’edicolante e’ gia’ completamente fuso, sta per chiamare la
neuro quando il signore declama “Questo giornale, non lo
voglio. Sono tutti ladri.”, e approfittando della distrazione
dell’edicolante (e’ in stato di choc) afferra un’altra rivista
e se la mette in borsa.
Che fa l’edicolante a questo punto? Semplice lascia il
collaboratore in edicola e per calmarsi va a donare il sangue.
……… vi e’ poi il tipo “arredamento edicola”. Si tratta in
genere di un disoccupato che non avendo cosa fare (ma non
avendo denaro) guarda un po’ tutto cio’ che c’e’ nell’edicola,
dopo mezz’ora chiede “ma quanto costa questa videocassetta?”
di cui a lui non frega assolutamente nulla, pero’ dopo
mezz’ora di osservazione ha trovato qualcosa senza prezzo
esposto. Dopo altra mezz’ora chiedera’ “ma quanto costa questa
pubblicazione?” anche questa senza prezzo esposto.
L’edicolante non lo caccia per un motivo molto semplice: gli
indica gratuitamente tutto cio’ che lui ha trascurato:
insomma, un controllo qualita’ gratuito.
……………infine vi e’ il tipo peggiore, quello che l’edicolante
vorrebbe uccidere, e per essere sicuro vorrebbe uccidere tutta
la generazione; solitamente egli, mentre stai per acquistare
Quattroruote, ti dice “Ma no, in quello di questo mese non
c’e’ nulla di interessante: c’e’ la prova di quest’auto,
quest’altro…” e ti descrive passo passo almeno 200 delle 240
pagine del mensile (salta la pubblicita’). Ovviamente a questo
punto non lo compri piu’ e vedi l’edicolante paonazzo che con
un macigno puntato al collo punta verso il fiume.
Il racconto finisce qui.
Come? Volete sapere se l’edicolante si e’ suicidato?
No, tranquilli: il fiume che abbiamo qui (e che ci ostiniamo a
chiamare fiume) ha la massima profondita’ di 50 cm,
l’edicolante ha desistito da solo.
Viaggio in Treno
Tempo fa dovevo prendere il treno per Bologna, precisamente il Palermo-Bologna, che andavo a far visita a un mio lontano parente.
Era all’imbrunire.
Arrivo in Stazione circa mezz’ora prima della partenza prevista.
Ma, sorpresa: sul binario 17 non c’e’ alcun treno.
Guardo i tabelloni appesi ai muri: si’, il Palermo-Bologna parte dal binario 17.
Chiedo a degli operai che lavorano sui binari ma questi mi rispondono che essi, essendo della societa’ che gestisce i binari e non i treni, non ne sanno nulla.
Chiedo all’edicolante che vende i biglietti per la metro ma mi risponde che lui sa solo cose riguardanti la metro.
Chiedo a uno che sta andando al cesso ed egli mi risponde che partira’ dal binario 23, poiche’il binario 17 si e’ rotto.
Arrivo all’ultimo binario, ma e’ il n. 20.
Chiedo a uno che ritorna dal cesso dove’ il binario 23 (ormai ho capito a chi chiedere informazioni).
Egli mi risponde che il binario 23 e’ un binario morto, e che comunque per andarci dovevo camminare in mezzo ai binari, oltre il binario 20.
Cosi’ faccio, scartando qualche treno di passaggio.
Arrivo al binario 23, dove effettivamente c’e’il treno , e uno con divisa e paletta in mano che con modi gentili mi dice ”Ah muoviti ah ritardato che il treno parte!!”
“Ma questo non e’ un binario morto?” chiedo io
“L’abbiamo fatto resuscitare per l’occasione!!”mi risponde il tizio.
Comincia il viaggio.
E mi trovo in uno scompartimento con cuccette con altre tre persone che non conosco.
La cosa non sarebbe poi molto grave, se questi tre uomini si fossero lavati (almeno una volta nella vita).
Mi accuccio nella cuccetta ma dopo pochi minuti mi rendo conto che l’aria condizionata e’ sparata fortissimo, vi saranno 2-3 gradi…….ma quando mai!! C’e’ un bicchiere (sara’ di un altro passeggero) in cui l’acqua e’ diventata ghiaccio: siamo attorno a zero gradi.
Esco dallo scomparto e nel corridoio incontro il bigliettaio o presunto tale: lo sveglio e gli chiedo se non si puo’ abbassare l’aria condizionata.
Purtroppo mi riferisce che non e’ possibile: per ogni singolo scomparto e’ possibile solo tenerla accesa o spenta, e se e’ spenta si muore di caldo.
Vedi che climatizzatori moderni.
Vado verso il mio scomparto……ma ho le allucinazioni? Un coccodrillo!!!
No,non ho le allucinazioni: e’ uscito da uno scompartimento con l’aria condizionata spenta!!
Torno al mio posto e vedo che gli altri tre che dormivano hanno delle coperte, mentre io non ne ho!
E dove le hanno prese?
Cerco di informarmi, ma tutti negano di saperne qualcosa finche’, a pagamento, riesco ad avere la notizia: l’ultimo vagone del treno, gestito da un’altra societa’, e’ pieno di coperte: a pagamento.
Mi precipito di corsa alla fine del treno, poiche’ visto l’ora tarda era anche possibile che non ci fossero piu’ coperte.
Arrivo quando stanno battendo all’asta le ultime tre coperte: dopodiche’ il personale che aveva venduto le coperte mi fa:
“Si tolga, ritorni nell’altro vagone questo ora lo stacchiamo.”
“Lo staccate??” chiedo incredulo.
“Si’ questo vagone e’ di un’altra societa’ “mi rispondono ”le coperte le abbiamo vendute, il nostro compito e’ finito.”
E cosi’ dicendo mi spintonano nell’altro vagone, in cui automaticamente si chiude la porta e sento il rumore di sgancio.
Torno nel mio scompartimento: debbo accontentarmi delle coperte di cartone che passa Trenitalia.
Cerco di dormire, e sono cosi’ stanco che per un po’ ci riesco.
Mi sveglio dopo qualche ora e ho la netta sensazione che il treno sia fermo.
Cosi’ e’ : siamo fermi in aperta campagna.
Intanto mi accorgo che sulla mia coperta di cartone qualcuno aveva giocato a zero per.
Chiedo lumi al solito bigliettaio, svegliandolo per la seconda volta.
Egli mi spiega che c’e’ un altro treno fermo alla stazione successiva, il quale a sua volta aspetta un treno che arriva dalla direzione opposta: essendo su binario unico la stazione e’ l’unico punto in cui i treni possono fare lo scambio. Inoltre questo treno che arriva dalla direzione opposta ha gia’ 2 ore di ritardo.
“Ma allora”faccio io”anche noi avremo 2 ore di ritardo?”
“Magari” risponde lui”abbiamo gia’ 2 ore di ritardo, piu’ alte 2 fanno 4 e poi non si sa……..”
E cosi’ dicendo gli vengono le lacrime agli occhi.
“Speriamo di non accumulare troppo ritardo….” fa lui ”i treni che accumulano piu’ di 15 ore vengono soppressi..”
“Come soppressi??” faccio io.
“L’Amministrazione non puo’ avere un tale danno d’immagine” continua lui ”in questi casi e’ successo –ma non lo dica a nessuno- che e’ sparito il treno con tutti i passeggeri!!!”
Consolante, pensavo.
Comunque avevamo solo 4 ore di ritardo.
Dopo altre 2 ore finalmente il treno riparte.
Io rientro al mio posto, ma vedo che a causa dell’aria condizionata c’e’ una tempesta di neve.
Rinuncio e resto nel corridoio.
Pensavo che ormai il peggio sarebbe passato.
Invece che ti va a succedere?
Eravamo ormai nel Lazio quando stavano facendo lavori ai binari e avevano deviato momentaneamente la linea di qualche decina di metri.
Solo che la pendenza era parecchio di piu’, e il treno non ce la faceva.
Cosi’ chiesero GENTILMENTE a tutti i passeggeri di scendere e spingere.
Facemmo quest’ultima fatica, e qualche anziano ci lascio’ nell’occasione (DEFINITIVAMENTE).
Tuttavia il macchinista era contento perche’ avevamo superato il dosso e il treno era piu’ leggero.
Arrivammo a Bologna con 14 ore e 50 minuti di ritardo.
Sani e Salvi.
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